Eccomi

Nome: Belial
"...mi chiede chi sono:sono un operaio,vede,uno con le mani rovinate,un intruso,uno che ama la bellezza ma è troppo povero per essa,uno che deve sentire di essere odiato, per sapere che non è commmiserato...ma sono sciocchezze."
R.M.Rilke
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'Quella volta che ho vinto...'
Oggi è un giorno importante, come in fondo lo è ogni singolo giorno, ma stavolta in modo diverso. Qualcosa di antico ha riempito l'aria che ho respirato, vecchie parole, vecchie speranze hanno attraversato il mio cuore. Oggi ho vinto una battaglia che da anni credevo impossibile. Oggi è arrivato il giorno che finalmente ho affrontato quel mostro e l'ho sconfitto. Oggi lo ricorderò come 'Quella volta che ho vinto...' e ne ho già nostalgia.
Rileggo le poche parole che scrivo...tempo fa avrei cancellato ogni singola frase, avrei bruciato il foglio se non fosse un foglio elettronico. Odio l'aridità... 'lessicale', potremmo dire, che mi porto dentro. Vorrei ritrovare quello che c'era un tempo, le forme dei versi, plasmarle ancora una volta a mio piacimento, essere fiero di quello che scrivo. Ma forse devo ancora aspettare, in questo purgatorio della coscienza, dove sopita sta la mia essenza, il mio sapere... la mia vena creativa, recisa dalle lame incandescenti della paura...
Ma oggi ho vinto. Una vittoria basta a soddisfare il silenzio che mi ingoia. Queste pagine servono a questo del resto, sono il Limbo in cui far naufragare ciò che è rimasto di me, la sala d'attesa del Paradiso o dell'Inferno, un posto nel nulla, che di nulla ricopro, ma e' la mia vita l'unica cosa di cui mi posso servire, per rendere più vero questo momento...
Prima Notte
Stavo in piedi su un filo di parole. In equilibrio cercavo un senso, un modo per andare. Poi è soffiato un vento potente, un uragano silenzioso che è scivolato dagli occhi fin dentro l'anima, un vortice che ha spazzato via le parole, la voce, ha spezzato il mio fiato e mi ha lasciato cadere.
Sono caduto in un lago di ghiaccio, per un tempo infinito le sue acque immobili e sempre uguali mi hanno reso più debole. E mentre galleggiavo inutile, vedevo passare, sopra quel muro freddo che sembrava di vetro, correnti piene di storie, vedevo poesie volare in alto come rondini, grandi narratori planare a pelo d'acqua ammiccando nella mia direzione. Ma erano solo di passaggio, nulla è rimasto, nessuno mi ha tirato fuori da quel muro liquido che mi imprigionava. Affondavo.
Ma poi ho pensato che non potevo lasciare che il tempo avesse la meglio sui miei ricordi, non potevo lasciarli scappare tutti quanti come fogli sparsi nel mare. Così ho iniziato a nuotare, e ad ogni bracciata una speranza nuova illuminava il mio viso. Ancora poche parole, ancora nessun suono dalle mie labbra, ma avevo comunque cominciato un viaggio. Forse troverò un varco verso l'esterno, forse un' altra riva, ho pensato, mi porterà verso un nuovo orizzonte.
E' notte, ma non è più una 'notte d'inchiostro', perché ho purtroppo finito quel nettare con cui coloravo i miei giorni di un tempo. Questa sarà la notte di Belial, un angelo decaduto dalle ali ferite che si appresta a volare o a morire, qualcosa che non conosco e che temo, ma lascerò che mi accompagni silenzioso, nella caduta o nel volo, verso il mattino.