Banalità
Mi viene in mente quella canzone di Daniele Silvestri...”Banalità”... Ha un ritmo allegro e incalzante, trascinante si, almeno per me.
Si Banalità, sono quelle che dovremmo scrivere o quelle che scriviamo...chissà.
Eppure credo che la poesia, ogni poesia, o semplicemente l'intreccio azzeccato di frasi costruite apposta per creare un unico fluido e incantevole pensiero d'inchiostro...ebbene non vedo banalità in questo, vedo bellezza. Ma è qui che forse sbaglio, perché della bellezza non importa a nessuno.
Deve importarmi? Non credo.
Un Battito d'Ali
E' passato del tempo e in mezzo c'è stato un viaggio, un ritorno. Un ritorno che ormai avviene nei due sensi, non ha più un solo verso. Ma non ho voglia di parlarne ora, 'oggi voglio stare spento' direbbe Vasco...
Però lascerò cadere una foglia dalle fronde dell'albero dei pensieri, cresciuta per caso in questo giorno senza storia, nè sapore, un buco di solitudine e noia.
Non so darle un titolo (serve?), magari qualcuno può darmi una dritta...
'Ho avuto parole povere,
versi di cenere e pallide nuvole
nei silenzi di cieli senza stelle.
Poesie fatte di carte e inchiostro
nient' altro che questo,
un muro nero di niente
nel vicolo cieco della mia fantasia.
Ho appeso lampade al cielo
sperando che fossero stelle,
ma un fulmine ha squarciato lo sguardo,
la presunzione, l'orgoglio.
Sono figlio di bianche speranze,
di un soffio di vento, un ricordo,
un filo di luce che non sa dove andare.'
Ho sentito un leggero battito d'ali.....come se Belial si fosse scosso dal suo torpore...anche solo un brevissimo istante....
'Divenire'
E' difficile da dire. E' una sensazione o un pensiero, una parola o forse una cosa, inesistente, intangibile, ma presente, è il cuore che batte più forte, la notte che ne raccoglie il ritmo rapido, il silenzio che si cancella. E' la notte che ne raccoglie il ritmo rapido, e ad ogni battito si spegne una stella. E' difficile, non trovo le parole, non lo so spiegare. Non so scrivere, non so fare. Ma eccolo è qui che mi batte dentro, questo 'essere' senza nome né forma. Vorrei gridare ma manca la voce, o manca il coraggio o manca lo spazio, ci vuole spazio anche per le grida, perché una parete vicina te le rimanderebbe indietro e tornerebbero dentro, e resterebbe la voglia ancora di gridare. Allora vorrei essere in mezzo a un prato, e sotto un mare di stelle, restare a guardarle, vederle brillare, vederle cambiare, passare nella notte, lente come lucciole, e poi gridare, e poi dormire e sognare. Vorrei essere in cima ad una montagna, con la neve che copre tutta la valle giù in basso, gli alberi che fanno fatica a tenersi aggrappati, e aquile che danzano nel vento il ballo dell'addio, ma non il mio. E' la giovinezza che si allontana...'si fugge tuttavia'... si allontana d'improvviso. Un attimo sei lì che vivi come sempre, poi ti volti a guardarti indietro e cambia ogni cosa, le relazioni intrecciate, intessute in tutti questi anni assumono sostanza, vengono a compimento storie cominciate quasi per caso e che sembravano senza futuro, si compiono eventi, raggiungono punti di svolta storie normali ed incatenate alla routine quotidiana. Ecco che un amico si sposa, l'altro diventa padre, quell'altro inizia un lavoro, e un altro ancora vola lontano lontano. La vita cambia e cambia anche noi, ma è come se andassimo alla velocità del suono e lei alla velocità della luce, arriva più tardi il tuono che ci scuote, e che ci permette di 'divenire'.
E' difficile da dire, si sfiora la retorica, quella frase banale già sentita, l'incubo di uno scrittore, ed anche se non mi sento più tale, resta l'incubo ugualmente. Vorrei raccontare, come facevo una volta, fuggire via in quel mondo inventato, non necessariamente migliore, ma da me pilotato... o forse no? Forse non l'ho mai pilotato davvero il discorso, il racconto, ogni racconto, forse alla fine mi ha sempre travolto la storia, forse è per questo che un giorno ha smesso di accompagnarmi quell'acre odore d'inchiostro...
Sorseggio acqua piovana, aspettando che il cielo si liberi della sua veste grigia per poter vedere i suoi tatuaggi stellati, ammirarne le forme e la luminescenza eterna, mentre l'alta marea dei ricordi e della malinconia sommerge pian piano questa bianca isola di vanità, sperduta nel placido atollo del nostro egoismo.
La Forma del Tempo
Il tempo. La forma del tempo è quella che diamo plasmandolo con le nostre mani. Ma oggi è come un fluido che non so gestire, mi sfugge tra le dita, cola via lungo i palmi come sangue. Ai miei piedi si forma un deserto senza nome, prima che mi accorga di esserci dentro mi sembra di affondare, non sono io che affondo ma il tempo perso che mi sommerge, il tempo che manca che mi toglie il fiato, l'ansia di fare prima che sia tardi. Mi circondano i silenzi non voluti, le parole che non avrei dovuto dire, le cose che non desideravo e quelle che desidero si confondono, un magicante da strapazzo gioca le mie carte, mi inganna e perdo la donna di fiori. Vorrei trovarla ancora una volta, ma il gioco si interrompe, svanisce la strada, ma in realtà è la sabbia che oramai mi copre gli occhi. Uno scorpione di metallo entra nel folto dei miei capelli e mi solletica il cranio divertito. Il grido di paura non arriva, è un muto tremare delle mie labbra. La sabbia del tempo ormai mi è dentro, non ho più spazio neanche per i pensieri. Il tempo lo cerchiamo così tanto che pian piano ci assorbe completamente, e perdiamo l'essenza e la ragione. Restiamo immobili, muti e ciechi ad ascoltare il canto senza speranza di uno scorpione di metallo che ci minaccia indisturbato.
Vorrei non avere bisogno di tempo, godere di quello che mi è concesso e non affannarmi nella ricerca di un attimo in più, di un attimo ancora. Vorrei non volere.
La notte passa capovolgendo il mondo, la sabbia che avevo perduto torna nel palmo della mia mano, lo scorpione cade nel buio da dove era venuto, e ritrovando il respiro sperato, ricomincio la ricerca di tutti quei granelli di tempo che indietro non sono tornati.
Istituzionalizzato
Vi ricordate 'Le ali della libertà'? Quel bellissimo film con Mr. Freeman e Tim robbins, per altro tratto dal racconto di Stephen King 'Rita Hayworth(si scrive così??) e la redenzione di Shawsahnk' , e aggiungerei uno dei pochissimi film del maestro ad essere stati trasposti come si conviene. Bene proprio lui. C'e' un tipo, uno che sta in galera da circa tutta una vita o giù di lì, che una volta scarcerato, ormai vecchio e stanco, l'ombra spaventata di un'assassino redento(?), si ritrova in un mondo che non conosce, che, citando già che ci siamo il buon S.K., è 'andato avanti'. Ed è un mondo che non offre grosse possibilià ad uno come lui, ad un vechio avanzo di galera; è un mondo nuovo fatto di luci, parecchie luci multicolori, e altrettante ombre, parecchie ombre che si muovono sulle pareti, pronte ad afferrarti in ogni istante (oddio cito me stesso...aiuto...). Insomma visto che 50 anni di galera o giù di li, tutto gli hanno tolto ma non il ricordo del volto della morte...l'insania che sta dietro un'omicidio...il vecchietto con passi lenti e movimenti sempre più stanchi, ma determinati, commette l'ultimo crimine della su vita, e lo fa su se stesso. Insomma si appende ad una trave...senza mani... e la vocetta fuori campo, la sua vocetta stentorea, ci accompagna lungo tutto il cerimoniale che precede quel fatale pendere dal soffitto, e dice, a noi che ascoltiamo con gli occhi lucidi, con un chicco di pop corn incastrato tra i denti e la lingua lì che 'ravana' inutilmente, che lo ha fatto perchè è stato istituzionalizzato, cioè...è diventato parte della sua prigione, o meglio, dopo tutti quegli anni di prigionia, è diventato egli stesso la propria prigione, la sua anima si è adattata a quegli angoli ormai noti, a quelle abitudini, si è plasmata secondo le pareti di quella cella puzzolente, e non c'è modo per fuggire da quella prigione, non per un vecchio di 80 anni suonati, o forse si..chissà.
Bene, ora che avete fissato l'idea ed il significao della parola Istituzionalizzato, elevate il tutto ad una potenza negativa piuttosto alta. Fatto? (Cito Muchacha.....si scrive così?? ne duvbito...)
una volta fatto questo semplice calcolo, dividete per una giusta dose di stupidità o accidia, chiamatela come vi pare, e troverete me che oso affermare: 'L'università mi ha istituzionalizzato'
Rilfettere.