'The Square Root of Time'
Eccomi.
Passeggero di questo momento, al di là di una finestra socchiusa su un bel giorno di fine Estate. Sto studiando, incredibile ma vero, ma il momento doveva pure arrivare. Leggevo questa specie di articolo in inglese, di 80 pagine (alla faccia dell'articolo...) '...penetration lenght is proportional to the square root of time ecc ecc....' poi si è fermato il pensiero, si è fermato sul tempo, sulla 'radice quadrata del tempo' che mi rimane. E non è servito che per tutta la mattina mi sia fottuto il cervello a fare dell'altro, a distrarmi, no, i pensieri che stamattina mi hanno svegliato sono tornati all'attacco, sono tornati a prendermi.
Come in quello che leggo ora, e nel lavoro che dovrò affrontare, anche nella vita in generale quello che si è perso e che manca è la semplicità. Niente è più semplice, eppure non dovrebbe essere così. C'è qualcosa di sbagliato, qualcosa che stride con quello che è la realtà. Forse sono io che cambio nel tempo, le distanze che si dilatano, le incomprensioni che aumentano, che si confondono sempre di più, sempre peggio, la voglia di riattaccare le foto che cadono dal muro che diventa sempre più tenue, la luce che si spegne su tanti ricordi, e il silenzio che pare scontato, quando in realtà ci vorrebbe un fiato di voce, un gesto pensato, un sorriso.
L'estate è corsa via come inseguita da un lampo, e in tutto questo tempo ho scritto una storia, ma l'ho tenuta dentro, e sembrava davvero una bella storia. Ho pensato che sarebbe stato semplice metterla su carta, darle forma e colore, ma poi si è dissolta in pochi piccoli stracci di ricordi, come stracci di nuvole in un malinconico cielo di Settembre. È rimasto il momento del ritorno, dei bauli pieni di vecchi libri tutti da scoprire, l'abbraccio dei miei genitori, la compagnia di mio fratello, i nostri ricordi per una volta condivisi, simili, nuotare sott'acqua, trattenere quel poco fiato che posso, volare sulla sabbia, le passeggiate mano nella mano, leggere un bel libro sotto il sole con l'amore al mio fianco, una bella serata con gli amici, la coca-cola zero, gli appuntamenti mancati e quelli sperati, i messaggi ricevuti e quelli inviati, i saluti, le attese, quella splendida notte passata con lei in mezzo al mare a guardare le stelle, la stella cadente più bella che abbia mai visto, esplosa due volte nel cielo di un arena di volti stupiti, un arco durato il tempo di più desideri, che però non venivano mai, i desideri che ho espresso, quelli che non ho avuto il tempo o il coraggio di esprimere, il tempo passato coi miei genitori, il più importante e sincero, il migliore, quel poco tempo che ci rimane, che abbiamo rubato per ridere insieme.
Ma è il tempo migliore che più di tutti si paga, e lo pago adesso con i ricordi, non solo la nostalgia di ciò che ho vissuto, ma anche quella di ciò che non ho vissuto, e così fa male due volte.
Ma ora sono a casa, perché così devo chiamarla, con la mia dose di crudeltà nel cuore, le lacrime ricacciate indietro, mentre cerco inutilmente di perdonare me stesso per il male che ho fatto, per gli errori, per quello che sono, e in qualche modo di accettare le scelte compiute, la scelta di questa vita lontano dalle persone che amo, di aver messo da parte persone a cui voglio bene, e di non scrivere questa storia che mi porto dentro ma che non ho il coraggio di raccontare.