...una linea d'inchiostro verso il mattino...

Eccomi

Utente: Ghismou
Nome: Belial
"...mi chiede chi sono:sono un operaio,vede,uno con le mani rovinate,un intruso,uno che ama la bellezza ma è troppo povero per essa,uno che deve sentire di essere odiato, per sapere che non è commmiserato...ma sono sciocchezze." R.M.Rilke

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giovedì, 25 ottobre 2007

Song for you

Volevo dedicarti una canzone, a te che ora non puoi vedermi mentre ti sorrido, a te che stai accucciata nel letto nel buio di una stanza aspettando che torni dal lavoro, a te che hai gli occhi feriti, e ferisci i miei con le tue lacrime. Domani starai già meglio, presto ti toglieranno quelle bende, torneranno i tuoi occhi belli come sempre, e mi ci perderò ancora, come la prima volta che ti ho vista. Buonanotte...

Alexi Murdoch – Song for you


(purtroppo era l'unico video disponibile con questa canzone...)

Postato da: Ghismou a 22:21 | link | commenti
musica

venerdì, 19 ottobre 2007

Il verso dei gabbiani

“Qual'è il verso dei gabbiani?”
“Come scusa?”
“Dai hai capito...come si chiama il verso dei gabbiani?Non ricordo la parola”
“E dovrei saperlo io? Se non sbaglio sei tu lo 'scrittore' qui”
“Ehi! Che sono quelle virgolette?”
Sorride mentre il Sole affonda piano nel mare, e dei gabbiani volteggiano liberi sulla sua superficie cristallina e luccicante. Batto le mani sulla ringhiera della nave guardando lontano, a ritmo col vento, sono sereno, e lei, appoggiata, si gode la brezza del vento, col sole che le indora i capelli. Dio quanto è bella, e la luce del tramonto complica tutto, rendendola unica al mondo.
“Dovrò farne a meno dunque.”
“Ma perché ti interessa tanto?”
“Nulla di che, ci ho pensato mentre vedevo quei gabbiani laggiù. Sembra un quadro, no?”
“Già...molto romantico.”
Mi si avvicina leggermente, ne sento l'odore, misto a quello di salsedine, il fruscio dei suoi lunghi capelli insieme allo sciabordio delle onde sui fianchi della nave, e il vento ed i gabbiani, sento tutto dentro, e lei è solo ad un passo, mi trascina nel fondo dei suoi occhi nocciola. Cerco le sue labbra, le trovo immerse in un placido sorriso, ed è più di un bacio, è raccogliere tutti i suoni di questo pezzo di mondo, tutti i colori, farne un unico grande calderone magico, una pozione d'amore, un incanto. Poi mi sveglio in un piccolo letto disfatto, con i vestiti ancora addosso dalla sera prima, il cuore in gola, e la finestra aperta su un mondo grigio e reale. I sogni mi perseguitano, la vescica mi tradisce. Vado in bagno barcollando, gli occhi cisposi che sembrano non volersi aprire, il sogno si è perso, sciolto in mezzo ad altri pensieri come: 'quanto ho bevuto stasera?'. Ho pisciato per due ore, ho pisciato sogni e rabbia e sentimenti, se ne è andato tutto nel cesso e poi ho tirato lo sciacquone, un suono assordante che ha spaccato la notte ed i miei timpani allentati, il viaggio di ritorno verso il letto è un viaggio di speranza. Piombo sul cuscino ancora umido di bava, lo rigiro, lo gonfio con due pugni, lo abbraccio, sembra quasi la storia di un amicizia, perché adesso il cuscino è il mio più caro amico, e penso agli amici, penso alle sere insieme, a quella sera che in mezzo agli altri c'era anche lei, e siamo in mezzo a un parco, ed è il tramonto. Ma poco distante inspiegabilmente si staglia il mare, azzurro come il cielo più limpido, una cura per lo sguardo arresosi allo schermo opaco degli occhiali, che per guardare il mare non servono perché abbastanza grande. E sul mare un volo bianco di ali sottili, che sembra un volo di origami, ed io le chiedo ancora una volta, in attesa di un suo bacio:
“Qual'è il verso dei gabbiani?”
E' un verso di poesia.

Postato da: Ghismou a 23:22 | link | commenti (1)
scrivere

domenica, 14 ottobre 2007

Poesia Puttana

Credo che a volte la poesia diventi un modo per dire delle cose così segrete e profonde che non riusciremmo a dire, per paura o per incapacità, ad alta voce, o anche solo scrivendolo da qualche parte, sul foglio di un quaderno, su di un muro, o sulla nostra pelle. Abbiamo forse paura di ferirci, dei solchi vermigli che lascerebbe la penna sul cuore, o che lascerebbe la nostra voce sul silenzio che un attimo prima ci teneva al sicuro. E ce ne sono tanti di questi momenti, che una poesia fa capolino sulla soglia della nostra memoria, e scivola giù in basso fino alle mani, che la liberano dalle catene che la legano alla coscienza. Ma il fatto è che certe poesie forse non dovrebbero neanche vedere la luce, perché non sarebbero propriamente Poesia, ma sarebbero sfogo, lamento, un coito solitario incapace di soddisfare un bisogno più importante, e che anzi lascia un'insoddisfazione più grande, un vuoto profondo, una solitudine senza silenzio, un coro di voci che declama le nostre parole, facendone il verso, ed è come prendersi in giro. Saziamo il nostro egoismo, la nostra vanità, consci di avere scritto qualcosa di bello e duraturo, ma è una poesia puttana, la paghiamo coi sentimenti, e poi fuggiamo svuotati cercando in ogni modo di nascondere la vergogna. Non si può chiudere la coscienza in una gabbia, che sia una gabbia d'inchiostro o di cemento, perché la coscienza, vedete, è vento, è un sussurro che sfiora le cose, le sottolinea, dà forme e spessori, le rende visibili anche agli occhi dell'anima. E si libera ogni volta, in un modo o nell'altro.
Poteva essere una poesia a camuffare quello che ho dentro, invece è stato questo, e alla fine la coscienza mi ha fottuto comunque, perché il mestiere di scrivere, inteso nel suo senso più lato, si impone in tutti gli istanti, così come la musica si impone su un musicista. È come se qualcuno pungesse il cuore con uno spillo, e da esso uscisse un linfa scura, che può essere inchiostro, colore, o melodia, e poi la nostra mano capace la raccogliesse perché non vada perduta nel fondo delle emozioni dimenticate.

Sto rubando così tanto tempo al mio futuro che a volte non trovo la forza di perdonarmi, o quella di capire. Così scrivo sui muri di questa prigione e scrivo bugie e scrivo i battiti del cuore, perché ognuno trovi la sua eco nel mio petto, e vibrando il cuore si scuota, e finalmente mi svegli.

Postato da: Ghismou a 15:51 | link | commenti (2)
scrivere, riflessioni

martedì, 09 ottobre 2007

Eclissi

Ho pensato a tutte le canzoni scritte, a quelle cantate, alle ombre che mi correvano a fianco nei giorni d'Estate, ho pensato alle notti passate a guardare le stelle, a cercare un disegno, poi mi sono voltato e ho visto che non ero più solo.
Mi sveglio ogni giorno in un mondo fatto di cose che non capisco, di sensi che sfioro, e parole che cadono come lacrime da un viso chinato sul mio. Sono io che mi guardo allo specchio, e che piango, perché non vedo me, non vedo in me quello che cerco, o che forse speravo, in quelle notti d'Estate, tenendo per mano un'amica, a bassa voce chiedendo un desiderio, che non si è mai avverato davvero.
Ho scritto un manifesto.
Ma è incompleto come i sogni che faccio ogni notte. Perché mi sveglio sempre che ancora il sogno ha tanto da dire, ma è poco il tempo dilatato del sonno, poco il tempo volgare di un illusione comandata dal cuore.
Cerchi di Luna attorno alle dita, anelli di fumo, fondi di bicchiere, eclissi di Sole, eclissi dell'anima, quando il bianco e il nero che ho dentro si sovrappongono, e per un breve istante vedo chi sono, per poi tornare ad essere diviso, nella mente e nel cuore.
Batte dentro come un tamburo.
Ogni battito è un po' di futuro
che lascia un graffito sulla pelle del muro.

“Turn over everything
 time can heal us again
 i'm tender in your arms
 reaching inside of me
 bringing the love i need
 the loneliness has gone.”

Feeder - Tender

Postato da: Ghismou a 00:28 | link | commenti
scrivere

martedì, 02 ottobre 2007

Publish My Love

E' così che passano i giorni, su lunghe strade di cemento in cui scorro ostinato e prepotente, respirando acidi e fumo, particolato, ossidi di azoto e di carbonio, arrivo in un palazzo grigio come le persone che raccoglie, come me del resto, quando mi lascio inghiottire dal cemento. E dentro questo immenso sacco di speranze disilluse, e ostentate ipocrisie, lascio che uno schermo bianco bruci le retine degli occhi, le consumi giorno per giorno, e con esse la mia pace, la mia libertà, la fantasia, poiché non c'è spazio per un libro, una poesia. Poi torno a casa la sera, torno a casa che è già troppo tardi, e lungo la strada altri fiumi di fumi inondano i polmoni e la coscienza, e a casa mi aspetta la mia dose di radiazioni, che ormai pretendo, come un drogato cerca disperato la sua droga. Non posso fare a meno di queste radiazioni, che comunque qualcun'altro mi imporrebbe se non lo facessi io stesso, perché questo male mi lega al resto del mondo, mi lega a quest'isola di vanità, e la mia anima inquinata può trovar cura nelle parole, mentre il corpo, abbandonato, si decompone.
E' così che passano i giorni, ma la sera è tutto diverso, la notte mi appartiene, la divido con Morfeo, ci giochiamo ogni singolo momento che la compone, ed è una partita che finisce sempre alla pari. Viene quando è il momento a chiudermi gli occhi, anche se a volte vorrei leggere una pagina ancora di quel romanzo, o anche se c'era quel film che volevo vedere, il sonno sa sempre quando è il suo momento, come io so quando è il mio, di liberare il mio cuore, di dipingere col nero carbone che dentro raccolgo durante il giorno, la realtà come la vedo, di pubblicare un post diverso quando posso, di continuare a raccontare quella storia o quell'altra ancora, di cantare in silenzio, e pubblicare l'amore...

Publish My Love - Rogue Wave
(Il video è orribile lo so, ma mi piace la canzone...)

Postato da: Ghismou a 22:47 | link | commenti
musica, riflessioni

lunedì, 01 ottobre 2007

Un giorno senza te

E' stato un giorno senza te.
Senza te nei miei momenti, senza quelle dolci pause che ci prendiamo dalla vita, l'alito d'amore che lasciano i nostri baci, la mia pelle bianca senza te. Vorrei portarti via, averti al mio fianco, essere insieme, essere sempre. Vorrei essere sempre quello presente, non allontanarmi e starti vicino, sfiorarti con il mio respiro, accarezzarti piano poco prima di chiudere gli occhi al tuo fianco.
Mi manca il tempo quando di tempo ne avevamo. Mi manchi adesso, anche se so di venire a trovarti, perché domani sarà lo stesso, e sentirò ancora la mancanza, ma voglio sforzarmi, continuare a respirare, anche se manca l'aria, anche se manchi tu. Perché ti vedrò tra poco, e voglio sorriderti, stringerti, dimenticare che non ti ho vissuta oggi, dimenticare che il tempo passa anche su di noi, e suona le nostre vite come una fisarmonica, le allontana e le avvicina, e nasce una musica, malinconica forse, nostra, finché riusciremo a sentirne la bella melodia.
Arrivo.
(Giovanni Allevi – Il Bacio)

Postato da: Ghismou a 19:54 | link | commenti
vita