...una linea d'inchiostro verso il mattino...

Eccomi

Utente: Ghismou
Nome: Belial
"...mi chiede chi sono:sono un operaio,vede,uno con le mani rovinate,un intruso,uno che ama la bellezza ma è troppo povero per essa,uno che deve sentire di essere odiato, per sapere che non è commmiserato...ma sono sciocchezze." R.M.Rilke

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martedì, 27 novembre 2007

'Heroes' is Lost

Ok nella rete se ne è parlato moltissimo, ma è rimasto come un sassolino nella scarpa che ora in qualche modo voglio eliminare. Si parla di un fenomeno televisivo che ha travolto gli Stati Uniti dando filo da torcere al pluriosannato Lost, ha spopolato perfino negli altri paesi europei, poi un bel giorno è giunto anche in Italia, tra un accoglienza un po freddina (anche se era appena finito Agosto), e una gestione a dir poco raccapricciante dei signori della giovane rete Mediaset. Heroes è arrivato, come l'eclissi del primo episodio, il problema è che questa eclissi ha oscurato la vita stessa del telefilm, in Italia, portando un buio che nel tempo è solo diventato più denso, finché un giorno 'qualcuno' non ha pensato bene di cancellare...ripeto 'cancellare'...la serie a solo due puntate(4 Usa) dalla fine! Insomma, come preparare una torta al cioccolato per dei bambini, farne sentire l'odore, l'aroma, far pulire la scodella sporca di cacao, e poi buttare la delizia nel cesso con un ghigno maligno.
Inaspettatamente il popolo è insorto, e via di petizioni, di minacce, insulti e post inviperiti, tanto che sempre quel 'qualcuno' ha deciso di mettere in onda le ultime due puntate per la gioia degli ascoltatori, quando? Alle undici e mezza (quasi mezzanotte), del mercoledì, del resto il pubblico di giovani, perché il target alla fine è questo, il giovedì mattina non aveva nulla di meglio da fare che smaltire la notte insonne spesa a guardare 'come si ferma un uomo che esplode'...
Vien voglia di gridare all'abominio.
E si resta increduli, si da la colpa a Mediaset, perché in effetti ha preso delle cantonate favolose, dalla messa in onda la Domenica alla partenza prematura del 2 Settembre, ma ormai il danno è fatto, la seconda serie ce la sogniamo e chi si chiede cosa farà Hiro ora che è finito nell'epoca dei samurai può stare fresco a meno che non si compri un buon vocabolario e si guardi le puntate in inglese, 'legalmente ovviamente' (scrosci di risate).
Ma fosse solo questo, ci sono poi i fanatici fan di Lost, che in certi casi si sono stranamente scoperti fanatici sotto la minaccia di Heroes, che se la ridono beffardi, puntando il dito contro un prodotto che a detta loro è mediocre, raffazzonato, e lontano anni luce dal capolavoro Lost. E a te ti tocca mandare giù il rospo, perché in fondo i fatti sono contro di te, e contro la serie che nonostante ogni tanto pecchi di evidenti lacune, ti ha comunque appassionato. Ricordiamo del resto che si parla di una storia di fantascienza, e si tende a concedere qualche libertà, in virtù di una storia avvincente e ricca d colpi di scena.
Ma resta comunque il dubbio atroce, che ti fa sudare freddo, e ti fa sentire magari anche un po' in colpa, cioè: avrebbe avuto un così basso numero di spettatori, se l'altra metà del mondo (televisivo), che magari fa parte di quelli che in pubblico il serial lo ha disprezzato, non avesse pensato bene di scaricarlo comodamente dalla rete? Ai posteri l'ardua sentenza.
Intanto non resta che racimolare la seconda serie, guarirsi dall'orrendo doppiaggio italiano, e proseguire l'appassionante avventura di Peter Petrelli & Company.
A tutti gli altri posso solo dire che su Raidue per 'fortuna' c'è 'l'Isola dei Famosi', si...praticamente dopo Lost.

Postato da: Ghismou a 21:38 | link | commenti (1)
tv e affini

venerdì, 23 novembre 2007

La stanca notte di Belial

Belial si sveglia ogni mattina intorno alle 8, almeno questo è lo sporco lavoro della sveglia, che serve a sgravare la coscienza, ma a poco altro, cancella i sogni, lascia pochi stracci che impiastricciano gli occhi, ma non cancella la voglia di dormire ancora un altro pochino. Così Belial si alza alle 8 e mezza-9, consapevole che anche quella sarà una lunga giornata. Mangia un plum cake asciutto e insoddisfacente, perché il latte è un lusso che il suo stomaco sbrindellato non si può permettere. Arriva all'università intorno alle dieci; se è fortunato quando entra in laboratorio il prof della tesi è ancora nel suo ufficio ad escogitare nuovi diabolici piani per riempirgli la giornata. Comincia il suo lavoro con fare meticoloso a attento, lo schermo del computer lo ipnotizza quasi, i fogli di excel scorrono come le pagine di un romanzo, i numeri e i grafici si intrecciano come i fili di una ragnatela, nella mente esplodono gocce, si spande uno spray a rallentatore, si nebulizzano combustibili, si gonfiano e si sgonfiano bolle di vapore, poi entra il prof, è punta dritto verso di lui. Valuta i compiti, ne assegna di nuovi, afferma candidamente di non avere idea di come si faccia ciò che ha appena chiesto, ma tra un sorrisino e l'altro una mano in fondo la dà. Il resto lo fà il cervello di Belial, la calcolatrice, gnuplot, e la shell di comando. Fra una formula e l'altra il pensiero ricade a quell'ultimo esame che non si ha il tempo e soprattuto la voglia di studiare, che sembra sempre troppo lontano o troppo vicino, che non si sa come prendere, come affrontare. Sopraggiunge la depressione, si stringe il cuore nel petto, crescono l'ansia e la paura e Belial, costretto in un angolo, comincia a sentire stranamente caldo e si sfila il maglione. Ma non c'è miglior modo di distarsi che perdersi tra virgole e punti e punti e virgole e numeri decimali e fattoriali, e numeri di Jacob e di Weber, e sogni tridimensionali di una tesi che abbia un senso e poi una fine.
Belial si diparte dall'università intorno alle 8 di sera, che il buio è ormai un nero muro sul quale si disegna un velo grigio di nebbia, il freddo è tale che è meglio non pensarci, arriva a casa stremato, affamato, lo aspetta un piatto di pastina o una cotoletta surgelata. Poi si toglie il peso di tutto l'intero giorno, dà spazio all'amore, corre da lei, risolleva lo spirito tra i suoi sorrisi, e quando rincasa gli spetta un ultimo scampolo di notte, prima che gli occhi cedano definitivamente, e alza il sipario sul palcoscenico che gli appartiene, che in qualche modo sa recitare. Ma non trova la voce, perchè gli manca anche il fiato, e molte volte lascia solo un pensiero scritto sul muro, un sogno per la prossima notte, a volte lascia che i libri sognino per lui. Altre volte trova la forza e il coraggio di parlare, canta una canzone alla luna oltre le nuvole, conta le stelle che non vede, trova la storia giusta da raccontare, tira i fili di una notte che vuole meritare, e si porta nel letto tutti i pensieri, nella scatola che fabbrica i sogni, sperando che siano capaci di rendere lieta questa sempre più stanca Notte di Belial.

Postato da: Ghismou a 21:45 | link | commenti (1)
vita

mercoledì, 21 novembre 2007

'Io sono Beowulf!'

'Io sono Beowulf....e sono un mito e sono cazzuto!' può essere una buona parafrasi del film che ho visto ieri sera, la versione cinematografica odierna dell'irsuto ed impavido eroe nordico di antica memoria. Avrebbe potuto essere una buona occasione per sfoderare una bella storia (perché le vecchie storie non sbagliano mai) ricca di effetti speciali, ma ai registi d' oltreoceano piace esagerare, ed ecco la nuova tecnica di animazione computerizzata che sta prendendo sempre più piede, fare capolino nella sala, rendendo questo film  uno spavaldo pioniere del genere.
Era già successo con Polar Express, ma a quanto pare non abbiamo dovuto aspettare molto per vedere i nostri attori preferiti che, indossando ridicole tutine piene di sensori danno vita a dinamiche e flessuose controparti 'cartonose'. Figo. Tranne per quegli sguardi un po' vacui, a volte fissi in un punto imprecisato, a volte incomprensibili, ma non misteriosi, a volte persino strabici, così come le espressioni del viso, fin troppo finte, per non parlare dei movimenti che sfidano le leggi anatomiche e fisiche insieme. Insomma ti ritrovi con l'ottimo Hopkins ridotto a ridicolo panzone seminudo che barcolla come un troll ubriaco, al bel(limbusto) Beowulf che si vorrebbe e si crede profondo, tenebroso, eroico e passionale, ma che sembra un Big Jim futuristico, snodabile fino all'inverosimile, coperto d'olio come un'ala di pollo fritta, e insensibile ad ogni sorta di dolore. Ci viene in mente il tamarrissimo e fighissimo Leonida dell'inno al maschio '300', ma Beowulfigo non regge il paragone. Le donne poi sono forse quelle venute peggio, perché gli sguardi delle donne sono troppo di tutto, troppo imperscrutabili, troppo intensi, quello che volete, per concederli ai giochi del Dio digitale, così risaltano a suon di tette e di culi (e qui le velleità grafiche si sprecano), e fa scalpore e fa gridare allo scandalo il tacco a spillo incorporato della demoniaca femme fatale Jolie...
Dunque, quello che ci si ritrova a guardare non è che un lungo filmato da videogioco, che, chi conosce i videogiochi mi capisce, quando supera i due minuti circa smette pian piano di essere divertente, l'interesse cala, e sale la voglia di essere noi a giocare, e allora ti viene voglia di premere quel pulsante che il filmato te lo fa saltare. Ma in questo caso il filmato dura quelle belle due ore, e il film diventa una pizza piena di condimento che dentro ci si fa il buco, fai fatica a mangiarla, e tra il 'divertimento' e qualche brontolio, ti ritrovi colto da una leggera forma di sonnolenza. Sbadigli, e ti accorgi che manca ancora mezz'ora.
Ma poi viene il drago, l'eroe finalmente acquista un po di spessore, forse un po' troppo tardi, e si risolleva da mera figurina tridimensionale a personaggio in carne digitalizzata e celluloide quando dice alla moglie (che lo guarda sempre con lo stesso sguardo semistrabico): “Ricordami non come Re, né come Eroe, ma come Uomo, fallibile e imperfetto”
Ed ecco rotolare una morale inaspettata da un film che credevi pari ad un bicchierone di pop corn (ma anche quelli erano troppi, e li ho lasciati).
Per concludere, rendo grazie al badge universitario e allo sconto del martedì. Insomma, avrebbe potuto essere un ottimo affresco di una delle più famose ed epiche avventure che ci sono pervenute dalla vegliarda cultura che abbiamo alle spalle e che non dovremmo mai dimenticare, ma per far rivivere un eroe o una bella storia ci vogliono uomini veri, reali, ci vogliono 'corpo anima e cervello', recitazione e stile, persino i piccoli errori. Se si vuole fare un cartone lo si fa 'di cartone', non con le persone. Ma la tecnologia è inarrestabile, il nuovo genere avanza e si aggiorna, si perfeziona, e forse un giorno non ci accorgeremo neanche della differenza tra attori veri e controparti digitali. Fino ad allora mi consolo con il fatto che il cinema italiano per ora è troppo povero e troppo poetico per un salto del genere, e ancora qualche piccola perla ce la regala, anche se al duro prezzo dei mostruosi cinepanettoni, vacanze natalizie tra tette e capitali, capitomboli ritriti ed equivoci sbiaditi.
Voto: 6

Postato da: Ghismou a 22:24 | link | commenti (3)
cinema

giovedì, 15 novembre 2007

Stop

Quando dovrei scrivere? E di cosa dovrei scrivere? Manca il tempo, manca la speranza di poter dire qualcosa di nuovo o comunque significativo. Non voglio tormenti di pagine sporche di pensieri gettati, come stracci utili solo a pulire questa grigia coscienza. No. Ci vuole di più, e prima o poi arriva, non oggi, forse nemmeno domani, ma poi il tempo torna sempre, e tornano le cose da dire, le storie da raccontare.
Per ora resta silenzio, senza ulteriori lamenti, senza altri conati di intimità. Basta parlare parlare parlare, voglio un silenzio osservante, un'occasione utile per guardare la vita, ogni sua piccola mossa o dettaglio, capire.
Stop.

Postato da: Ghismou a 23:30 | link | commenti

venerdì, 09 novembre 2007

Come sono ora

Ti accorgi che passa il tempo, ti guardi allo specchio e scopri che il tempo passa, come se non l'avessi mai saputo. E' stupido, è reale. Oggi ho perso una competizione videoludica, una stronzata, passatemi il termine. Un tempo avrei partecipato con piacere solo per il gusto di giocare, ma oggi c'era qualcosa di diverso, oggi avevo paura, e quando ho deciso di partecipare, lo facevo per l'opportunità di conoscere persone che avrebbero potuto aiutarmi nel mio lavoro futuro, o quanto meno a trovarne uno. Ma il tempo passa e non è più semplice. E il secondo posto non basta. Forse è vero, anche se mi distinguo in quello che faccio, non dò mai il massimo.
Sono tornato a casa, sono andato in bagno per fare la barba, mi sono sfilato la maglietta e nello specchio ho visto un uomo spettinato, con la barba di una settimana, ispida e nera dai riflessi ramati. Ho visto un volto rovinato dal tempo. Cavolo ho solo 26 anni, e ho paura degli anni che passano, delle malattie, di come diventerò. So che domani avrò dimenticato già questo momento, e passeranno altri dieci anni magari, prima che succeda ancora, che prenda consapevolezza di essere cresciuto.
Non mi va di dire altro...è così sottile la linea tra una riflessione sui propri cambiamenti...e il patetico lamento di un uomo che non sa accettare se stesso...
Solo: penso che si dovrebbe correre più spesso, saltare gli ultimi gradini, fare una capriola di tanto in tanto, nuotare a lungo, fare a pugni con un altro uomo, fare l'amore ogni notte, non per mera vanità, ma per vivere il proprio corpo, perché non si sa mai cosa ha in serbo il futuro, non si può sapere per quanto tempo saremo capaci di fare tutte queste cose. E ancora non basta...c'è molto di più...ma non è per questo momento, forse...non è per me, come sono ora.

Ben Folds Five – Still Fighting It

Questa canzone ha un testo davvero bello, e a tema, mi sembra giusto faccia parte di queste parole.

Postato da: Ghismou a 23:16 | link | commenti
riflessioni, vita

mercoledì, 07 novembre 2007

Playlist del mese

Visto che ultimamente il tempo scarseggia, e molte volte torno a casa così stanco che non riesco nemmeno a pensare, ne approfitto per consigliare un po' di musica. Chiunque abbia letto quel bellissimo libro di Hornby 'Alta Fedeltà' o abbia mai fatto una compilation per se stesso o per un amico sa cosa voglio dire. Creare una compilation, o come si dice oggi, una playlist non è cosa da poco, bisogna scegliere bene le canzoni, perfino la loro disposizione nell'elenco riveste un'importanza quasi fondamentale. Quello di oggi è ben lungi dall'essere un tentativo del genere, richiederebbe troppo tempo, ma vi offro semplicemente una visione d'insieme della musica che sta accompagnando le mie giornate in questo periodo, come se fosse una colonna sonora, del resto la musica che cos'è se non la melodia che scandisce i nostri momenti?

Bene... si comincia con un bel BOOM!

1) The Hives – Tick Tick BOOM
2) Breaking Benjamin – Diary of Jane
3) Red – Breath Into Me
4) Tammary Hall – Cindy
5) Fountains of Wayne – All Kinds of Time
6) The Red Jumpsuit Apparatus – Your Guardian Angel
7) Paramore – CrushCrushCrush
8) Avril Lavigne – When You're Gone
9) Guided By Voices – Hold On Hope
10) Cary Brothers – Waiting for Your Letter
11) Rogue Wave – Publysh my Love
12) Ataris – The Saddest Song
13) Feeder – Tender
14) Chris Daughtry – Home
15) The Attic – It's Beautiful
16) Feeder – Frequency
17) Rogue Wave - Eyes
18) Joshua Radin – Closer
19) Joshua Radin – Winter


Forse alcuni di voi noteranno che alcune fanno parte della colonna sonora di Scrubs, che tra l'altro è uno dei miei telefilm preferiti, ma non divaghiamo.
Ok..spero vi piaccia, e se vi va, ditemi che ne pensate!

Postato da: Ghismou a 10:17 | link | commenti
musica

giovedì, 01 novembre 2007

Scarabocchio

E' Autunno, ma c'è il Sole.
Passano i giorni senza che io ci scriva sopra qualcosa, non un segno, nemmeno una firma, come non fossero miei. Li regalo ai ricordi, ai pozzi dei dimenticatoi, i buchi nella memoria.
E' che non voglio ripetermi, essere uguale a me stesso, svilire le parole, reiterare il processo che dal cuore al foglio porta i sentimenti.
Voglio sentimenti differenti, pagine bianche, colori a tempera, acquerelli, dipingere con le dita, voglio sporcarmi, essere sporco di colori, non solo di menzogne, voglio avere le unghie nere d'inchiostro, i capelli scarmigliati, pennellati di bianco e di nero, essere un disegno che non si cancella.
Voglio lasciare l'impronta della mia mano su di un foglio, sul muro, sulla pelle del giorno che passa indifferente.
Ritrovo sempre me stesso quando tento di fuggire, cambiare il percorso del labirinto, seguire altri sentieri, cercare altre parole, altre cose da dire, ma cambio i sentieri mentre li scrivo, come se correggessi una linea retta che la mia mente vorrebbe curva, una sinusoide, o uno scarabocchio impazzito denso di nero che buchi il foglio e vada oltre le cose, oltre se stesso, su un altro quaderno, una spada, un sentiero nero d'inchiostro, una follia...
E ogni volta la porta si apre e trovo uno specchio e mi guardo negli occhi, mi osservo sperare, studio i silenzi, ascolto la musica che mi piace, ho gli stessi gusti dell'uomo oltre il vetro, ma lo vorrei diverso, più intelligente, più scaltro, più magro, più bello, o forse solo più coerente. Ma l'uomo nello specchio scuote sempre la testa, come a smentire le mie riflessioni, come uno che la sa lunga, ed ha un sorriso che non mi piace, che non gli appartiene. Mi sento un bugiardo e mi sento nudo e in pericolo, e allora vorrei sfondare quello specchio, passargli attraverso e superarmi.
E' Autunno, e non c'è più il Sole, calato dietro un palazzo. Si approssima il buio, il vespro ha l'odore di cose antiche, odora di buono, di focolai caldi e accoglienti, di nonne sedute appisolate davanti alla tv, di adolescenti amoreggianti su un muro, di parchi silenziosi, e bimbi che tornano a casa calciando ancora un pallone, è un odore di stereotipi che scaldano il cuore, che sono importanti comunque.
So cosa vede l'uomo nello specchio, vede focolai abbandonati da famiglie slegate, vecchi soli di fronte a una tv che non capiscono e li consuma, adolescenti che perdono la coscienza in nubi di fumo, parchi svuotati dalla paura degli stranieri, bimbi chiusi nelle case di fronte ai videogiochi...
Ma torno a casa, rinfrancato lo stesso da qualcosa che non capisco, forse dalle parole che ho scritto, forse dal silenzio interrotto da un canto, forse da un bacio.
Apro la porta e mi trovo davanti uno specchio, e un uomo mi guarda ma non mi conosce, chiedo permesso e gli passo attraverso...
(Fountains of Wayne – All Kinds of Time)

Postato da: Ghismou a 18:07 | link | commenti
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