...una linea d'inchiostro verso il mattino...

Eccomi

Utente: Ghismou
Nome: Belial
"...mi chiede chi sono:sono un operaio,vede,uno con le mani rovinate,un intruso,uno che ama la bellezza ma è troppo povero per essa,uno che deve sentire di essere odiato, per sapere che non è commmiserato...ma sono sciocchezze." R.M.Rilke

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mercoledì, 30 gennaio 2008

Lungo la strada

(da Stracci di Vita)

Lungo la strada un faro mi segue, il faro di un auto. Mi sento come quei fogli di carta lasciati cadere e trascinati dal vento; porto su di me il conto di uno scontrino, la lista della spesa, una lettera, o magari una poesia. Lungo la strada mi sposto come le parole sotto lo sguardo mentre si legge un libro, scorro silenzioso sulla mia bicicletta cigolante con un faro che mi segue, come un riflettore puntato sulla mia persona. Sono l'attore parlante, il protagonista lungo la strada, in questa scenografia perfetta, di ciottoli e spazzatura e finestre chiuse su lampade accese su focolari sbiaditi, dal tempo, dall'ipocrisia e dalla televisione. Volto a destra lungo la 'Via dei Sentimenti', un viale alberato su cui ogni ogni giorno mi innamoro, perché per i marciapiedi consumati scorgo spesso una donna tra le tante che mi incanta e mi incatena, e sbando lievemente e rischio di cadere, mentre il battito del cuore si rasserena e la donna scompare alle mie spalle. E scompare l'amore che provavo quando l'ho incontrata con lo sguardo. Ma è notte, non ci sono che puttane, passeggiano lente e ciondolanti sulle loro lunghe gambe nude, fanno finta di aspettare che passi il tram, anche se per altre 4 ore i tram non circoleranno, e ho ancora un faro d'auto puntato sulla schiena.
Ma è cambiata l'auto, è una luce diversa, nella notte un altra stella. Guardo in alto tra i palazzi, i due lampioni spenti mi permettono di vedere qualche luce nel cielo, le piccole scintille che brillano eterne e senza volere, esprimo un desiderio, farfuglio una preghiera, e non saprò mai che ho pregato un satellite costruito dall'uomo, e il mio desiderio si disintegra prima di raggiungere le nuvole, diventa polvere e mi ricade pesante sulle spalle, ancora illuminate da un faro.
E se mi fermassi, mi investirebbe la luce e poi l'auto? Che sarebbe di me? Riuscirebbe a frenare in tempo o mi scalzerebbe dalla sella facendomi piroettare lungo la strada? Qual'è la perversa parte di me che vorrebbe provare? Dove si nasconde? Perché vorrei trovarla e annegarla, farla sparire, perché mi cancelli il folle sorriso che mi si disegna sul viso, e mi fissa lo sguardo li dove prima c'era la strada e ora invece c'è una fantasia senza senso.
Voglio amare la vita, ricambiare l'amore che mi è stato concesso in dono, cederlo al mondo come il mondo l'ha ceduto a me. E se un faro mi segue nella notte, lungo questa strada, è perché sono il protagonista di un viaggio notturno, di un breve tratto di storia che per questo istante, per i prossimi due isolati forse o magari fin davanti a casa o fino a dove questi sentieri di metallo mi accompagneranno, per questo piccolo spazio di tempo, questa storia è mia.

Postato da: Ghismou a 22:22 | link | commenti
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martedì, 15 gennaio 2008

Un attimo prima di partire

(da 'Stracci di vita')


E così sono tornato a casa coperto di stracci, stracci di vita con cui ho coperto le ferite ed i lividi, tutti i ricordi ingialliti sulla pelle, ancora dolenti, ancora presenti, ma per sempre ricordi. Ho aperto la porta di casa e dentro ho trovato mia madre, dormiva sul divano come ha fatto tutta la vita a quell'ora del giorno, e non mi ha sentito entrare. Ho fatto piano per non svegliarla, e piano mi sono seduto su quel bracciolo consunto che un tempo copriva con un telo. Perché gli anni passano e ad un certo punto ti rendi conto che non basta un telo a coprire i segni che si lascia alle spalle, impari ad accettarli e a sorridere anche delle cose che invecchiano, perché sono invecchiate con te. Ho sorriso a quell'anziana signora racchiusa in un gomitolo di rimembranze. E poi ho portato la valigia in camera, il silenzio su quei mobili impolverati era come la fotografia di un tempo che è tanto che non dice nulla, e ha la gola chiusa dall'emozione, e le parole non vengono fuori ma resta il soffio che scalda il cuore, come una brezza leggera che viene dal mare, come se quelle fotografie appese al muro potessero parlare, e raccontare storie che non ricordiamo, e quella chitarra potesse suonare la musica che abbiamo scordato. C'era la mia vita in quel muro bianco, e dentro i cassetti non solo vecchi vestiti, ma pure dei sogni, finiti in fondo dove nemmeno le mani potevano arrivare, dove li ho dimenticati e perduti. C'era tutto anche nei batuffoli di polvere negli angoli irraggiungibili dalle braccia rimpicciolite e stanche di mia madre, c'erano i giorni passati sul letto ad aspettare, le corse della penna sui fogli che disegnavo e su cui scrivevo poesie d'amore. In un armadio ho ritrovato il maglione che avevo quando ho dato il mio primo bacio, è strano ma non ricordavo nemmeno cosa portassi quel giorno, eppure mi è bastato rivederlo dopo così tanto tempo e ho saputo che era lui, che era con me in quel giorno di Ottobre, quando in riva al mare ho scoperto che sapore hanno le labbra della ragazza che ami, ed è un sapore che non riesci a definire, non trovi paragoni, cerchi solo un altro bacio e un altro ancora, perché ogni bacio ha un sapore diverso, ogni bacio è un pensiero d'amore che si schiude e diventa un fiore bellissimo da cogliere insieme.
Poi ho visto i pochi libri che avevo quando ero ragazzo, ho preso quello in cui avevo lasciato i pensieri e sono caduti fuori come piccole scintille dorate, erano frammenti di un cuore spezzato da un amore acerbo mai ricambiato. Li ho raccolti e richiusi nel libro che amavo, che avevo riletto tante e tante volte da confondere i ricordi con storie immaginarie, e ancora oggi a volte nella nebbia del passato non so se ciò che scorgo l'ho vissuto o l'ho letto in un libro.
E finalmente ho trovato il mio primo racconto.
Era sotto una pila di vecchi fogli ingialliti, e nonostante sembrassero da buttare mia madre aveva tenuto tutto così come lo avevo lasciato, era il mio piccolo scrigno segreto, tutta la mia vita era trattenuta in quelle pagine, l'adolescenza sofferta e rimpianta che mi era sfuggita in un soffio, era tutta li, un soffio catturato in una grande bolla d'inchiostro. Rileggendolo ho capito che allora i miei sogni erano vividi, sembrava li vivessi davvero, non conoscevo il cinismo e la solitudine, l'amarezza e il peccato, ero puro e pronto all'amore, indifeso e timido, e la morte non mi sfiorava nemmeno. E la mia barba di sei giorni ha punto il mio petto, mentre col capo chinato sfogliavo quelle pagine, e soffocavo le lacrime, perché i grandi non piangono, anche quando ritrovano i bambini che erano, i grandi non piangono. Ma una lacrima si è infranta sul foglio, e sono tornato indietro al momento di quel sogno tradito, quando ho perso l'ultimo appiglio e sono caduto all'indietro in un buio ingordo e senza speranza. È solo una storia che finisce, ci si riprende dopo no?
Curvo su quel vecchio quaderno ho pensato che si può ricominciare, da qualche parte si riprende il cammino, in un punto qualunque ci si rimette in piedi e si continua a lottare. E ricomincio da qui, da questa casa che mi ha cresciuto, dove ho iniziato a vivere, dove ho scoperto che una delle cose più grandi della vita è quell'ansia smaniosa, quel brivido interno che si traduce in uno sfarfallio nello stomaco, quel fresco fiato di sogno che ci riempie il cuore un attimo prima di partire...

Postato da: Ghismou a 23:50 | link | commenti
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giovedì, 03 gennaio 2008

Lo scrivo per te...

Se scrivo è perché scrivo per te, non che la musica non basti, o ne abbia bisogno, è che le mani hanno sete di quei movimenti che mi portano te, te che nelle parole nuoti come un derviscio, che sei la Luna che si specchia in un lago, che vibri come vibra un grido, per quanto sia muto il grido che viene fuori dal mio cuore. Sono pagine e pagine che si spiegano, ma nessuno che ne spieghi il significato, è schiuma di mare.
Se scrivo questo è perché ho paura che questo non ti arrivi, che sia una lettera o un pensiero scivolato fuori dal cuore e dal tempo. Tempo che impiego a sognare storie che non racconterò mai, e rischio di perdere i sogni ogni volta che mi fermo ad un semaforo rosso. Ma non è il colore del sangue quello che temo, ma la pallida lacrima che dal viso potrebbe cadere, rigandomi per sempre la guancia, cicatrizzando tutto il dolore in un graffio bianco, una stella spenta sul viso.
Se scrivo questo è perché conta ancora qualcosa quello che ho da dirti, anche se lo dico male, anche se non ti racconterò mai nient'altro, anche se il silenzio mi entrerà nelle ossa e fermerà le mie mani, le guiderà l'una sull'altra in preghiera, e sarà una preghiera quello che ho da dirti, quello che ti dedico, che scrivo per te. Una preghiera di guarigione e di speranza.
Se scrivo è per sapere che ho ancora voce, che ho ancora un regalo da fare anche ora che il Natale è passato con tutti i suoi dolci momenti e tutti quelli difficili, anche ora che si spegne l'albero del consumismo, e che ci si dimentica dell'anno appena trascorso, ho ancora un regalo, che viene prima della vita, ma è vita per te, dentro di me. Perché vale ancora qualcosa per me il silenzio prima di scartare un pacco, vale ancora per me il suo sorriso dopo un bacio, le sue mani tra i capelli, sentirla ridere, vale più di ogni regalo. Ed è per te anche questo che scrivo, quello che vale per me, quello che amo e che non dimentico.
Se scrivo è perché forse un giorno leggerai queste parole, e saprai chi ero, che le parole che ho dentro non riesco a metterle in romanzi di avventure, ma solo vomitarle nello spazio quando dentro non riesco a trattenerle, ma ciò non toglie che ho ancora tante storie, e che prima o poi cercherò di raccontarle.

Postato da: Ghismou a 15:33 | link | commenti (3)
scrivere, vita