...una linea d'inchiostro verso il mattino...

Eccomi

Utente: Ghismou
Nome: Belial
"...mi chiede chi sono:sono un operaio,vede,uno con le mani rovinate,un intruso,uno che ama la bellezza ma è troppo povero per essa,uno che deve sentire di essere odiato, per sapere che non è commmiserato...ma sono sciocchezze." R.M.Rilke

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venerdì, 01 febbraio 2008

Il rapinatore di giustizia

Mi hanno raccontato di un uomo di 60 anni finito in galera. E' successo oggi, me l'ha detto il telegiornale. C'è quest'uomo dai capelli grigi, piccolo imprenditore che per anni ha lavorato nel rispetto della legge, si ritrova d'improvviso senza denaro, senza lavoro, con tutte le tasse da pagare, e con una moglie gravemente malata che necessita di costose cure mediche. Così quest'uomo, troppo orgoglioso per chiedere aiuto, decide che l'unico modo per soccorrere la moglie e uscire da quella situazione è rapinare una banca, ma è disperato, non ragiona nemmeno, non pianifica nulla, semplicemente prende una pistola giocattolo e va in una piccola banca di periferia. Una cassiera intimorita gli dice che non hanno contanti, e il vecchio non è che si incazza, minaccia o che altro, semplicemente fugge via spaventato più della donna che stava in banca, umiliato nell'anima, sentendo il fallimento perfino di un'azione così gretta e insensata.
E mi viene da sorridere se penso che per scappare ha usato una bicicletta...
Un uomo di sessant'anni, coi capelli grigi, una pistola giocattolo in mano che fugge in sella ad una bicicletta, magari in preda alle lacrime. É una cosa che mi toglie il fiato, che farebbe ridere se non fosse reale. La polizia lo ferma che è quasi arrivato a casa, e non si ribella, non cerca nemmeno di mentire o di trovare un'inutile scusa, semplicemente dice che è lui il 'rapinatore', che voleva solo aiutare la moglie e pagare le bollette...Dio mio le bollette. Immagino lo sguardo del poliziotto che ascolta queste parole, lo immagino come se fosse il mio sguardo, e colgo il bagliore di una scintilla di rabbia.
Si perché mi fa rabbia, mi fa una rabbia che non so spiegare, perché quell'uomo è finito in prigione, dice il telegiornale alla fine di un servizio commovente confezionato a dovere, una fiction reale che dura solo pochi luridi istanti, e lo fa quasi con tono poetico, recitando le ultime parole come fossero la fine di una bella storia, mentre invece è soltanto l'epitaffio scritto sulla lapide della giustizia italiana. Si perché non c'è giustizia, il paese è sporco, il 'bel' paese ha ben poco di bello ormai. Non basta la natura, i bei luoghi, i monumenti e i panorami, no, ci vuole molto altro per vivere bene in uno stato.
Non difendo un uomo che rapina una banca, perché la legge punisce chi sbaglia, anche se il lato umano della faccenda a volte confonde i pensieri e accarezza il cuore, no, io condanno la giustizia che punisce queste persone disperate, e lascia liberi quelli che hanno ucciso e violentato, quelli che hanno fatto stragi, quelli che, a ben vedere, fanno più audience televisiva. La popolarità di un criminale si basa sul numero di coltellate inferte alla vittima, sul livello di efferatezza usato per uccidere. I criminali sono popolari, fanno le pubblicità, hanno gli arresti domiciliari e prendono il Sole sul balcone, vivono la loro vita in attesa di un processo che comincia quando ormai non c'è più nessuna colpa da espiare, perché il criminale ha capito che a nessuno importa davvero di giudicarlo. I processi si protraggono fino a diventare estenuanti, fra ricorsi e cassazioni e menate varie si allunga l'amaro brodo della burocrazia, e le televisioni si ingozzano ingorde di nuovi colpi di scena e di nuovi dettagli, e la gente parla di quell'omicida o quell'altro come fosse un eroe dei fumetti, o il protagonista di un brutto film. Poi un bel giorno senti di un poveraccio che ha l'unica colpa di non avere più vie d'uscita, che finirà in galera senza troppi processi, perché a nessuno importa che la storia vada avanti troppo a lungo, e mi viene da pensare a quell'immagine, di un vecchio confuso e dai capelli grigi, con una bilancia rotta in una mano, gli occhi bendati dalla burocrazia e dal potere, in sella ad una bicicletta d'oro, che non sa dove andare: questa è la giustizia italiana...(?)

Postato da: Ghismou a 21:02 | link | commenti
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