...una linea d'inchiostro verso il mattino...

Eccomi

Utente: Ghismou
Nome: Belial
"...mi chiede chi sono:sono un operaio,vede,uno con le mani rovinate,un intruso,uno che ama la bellezza ma è troppo povero per essa,uno che deve sentire di essere odiato, per sapere che non è commmiserato...ma sono sciocchezze." R.M.Rilke

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martedì, 15 gennaio 2008

Un attimo prima di partire

(da 'Stracci di vita')


E così sono tornato a casa coperto di stracci, stracci di vita con cui ho coperto le ferite ed i lividi, tutti i ricordi ingialliti sulla pelle, ancora dolenti, ancora presenti, ma per sempre ricordi. Ho aperto la porta di casa e dentro ho trovato mia madre, dormiva sul divano come ha fatto tutta la vita a quell'ora del giorno, e non mi ha sentito entrare. Ho fatto piano per non svegliarla, e piano mi sono seduto su quel bracciolo consunto che un tempo copriva con un telo. Perché gli anni passano e ad un certo punto ti rendi conto che non basta un telo a coprire i segni che si lascia alle spalle, impari ad accettarli e a sorridere anche delle cose che invecchiano, perché sono invecchiate con te. Ho sorriso a quell'anziana signora racchiusa in un gomitolo di rimembranze. E poi ho portato la valigia in camera, il silenzio su quei mobili impolverati era come la fotografia di un tempo che è tanto che non dice nulla, e ha la gola chiusa dall'emozione, e le parole non vengono fuori ma resta il soffio che scalda il cuore, come una brezza leggera che viene dal mare, come se quelle fotografie appese al muro potessero parlare, e raccontare storie che non ricordiamo, e quella chitarra potesse suonare la musica che abbiamo scordato. C'era la mia vita in quel muro bianco, e dentro i cassetti non solo vecchi vestiti, ma pure dei sogni, finiti in fondo dove nemmeno le mani potevano arrivare, dove li ho dimenticati e perduti. C'era tutto anche nei batuffoli di polvere negli angoli irraggiungibili dalle braccia rimpicciolite e stanche di mia madre, c'erano i giorni passati sul letto ad aspettare, le corse della penna sui fogli che disegnavo e su cui scrivevo poesie d'amore. In un armadio ho ritrovato il maglione che avevo quando ho dato il mio primo bacio, è strano ma non ricordavo nemmeno cosa portassi quel giorno, eppure mi è bastato rivederlo dopo così tanto tempo e ho saputo che era lui, che era con me in quel giorno di Ottobre, quando in riva al mare ho scoperto che sapore hanno le labbra della ragazza che ami, ed è un sapore che non riesci a definire, non trovi paragoni, cerchi solo un altro bacio e un altro ancora, perché ogni bacio ha un sapore diverso, ogni bacio è un pensiero d'amore che si schiude e diventa un fiore bellissimo da cogliere insieme.
Poi ho visto i pochi libri che avevo quando ero ragazzo, ho preso quello in cui avevo lasciato i pensieri e sono caduti fuori come piccole scintille dorate, erano frammenti di un cuore spezzato da un amore acerbo mai ricambiato. Li ho raccolti e richiusi nel libro che amavo, che avevo riletto tante e tante volte da confondere i ricordi con storie immaginarie, e ancora oggi a volte nella nebbia del passato non so se ciò che scorgo l'ho vissuto o l'ho letto in un libro.
E finalmente ho trovato il mio primo racconto.
Era sotto una pila di vecchi fogli ingialliti, e nonostante sembrassero da buttare mia madre aveva tenuto tutto così come lo avevo lasciato, era il mio piccolo scrigno segreto, tutta la mia vita era trattenuta in quelle pagine, l'adolescenza sofferta e rimpianta che mi era sfuggita in un soffio, era tutta li, un soffio catturato in una grande bolla d'inchiostro. Rileggendolo ho capito che allora i miei sogni erano vividi, sembrava li vivessi davvero, non conoscevo il cinismo e la solitudine, l'amarezza e il peccato, ero puro e pronto all'amore, indifeso e timido, e la morte non mi sfiorava nemmeno. E la mia barba di sei giorni ha punto il mio petto, mentre col capo chinato sfogliavo quelle pagine, e soffocavo le lacrime, perché i grandi non piangono, anche quando ritrovano i bambini che erano, i grandi non piangono. Ma una lacrima si è infranta sul foglio, e sono tornato indietro al momento di quel sogno tradito, quando ho perso l'ultimo appiglio e sono caduto all'indietro in un buio ingordo e senza speranza. È solo una storia che finisce, ci si riprende dopo no?
Curvo su quel vecchio quaderno ho pensato che si può ricominciare, da qualche parte si riprende il cammino, in un punto qualunque ci si rimette in piedi e si continua a lottare. E ricomincio da qui, da questa casa che mi ha cresciuto, dove ho iniziato a vivere, dove ho scoperto che una delle cose più grandi della vita è quell'ansia smaniosa, quel brivido interno che si traduce in uno sfarfallio nello stomaco, quel fresco fiato di sogno che ci riempie il cuore un attimo prima di partire...

Postato da: Ghismou a 23:50 | link | commenti
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