Eccomi

Nome: Belial
"...mi chiede chi sono:sono un operaio,vede,uno con le mani rovinate,un intruso,uno che ama la bellezza ma è troppo povero per essa,uno che deve sentire di essere odiato, per sapere che non è commmiserato...ma sono sciocchezze."
R.M.Rilke
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Passioni Riconsiderate
Il tempo, prezioso e perduto, diamante stretto in un pugno, che sanguinante e ferito si apre e lo lascia cadere, e si perde ancora, prezioso com'è, si perde per sempre e guadagna valore.
Penso alle parole di Thomas Elliot quando recita:
“Ora penso
che la storia abbia molti passaggi nascosti, e corridoi tortuosi
e varchi, e che ci inganni con bisbiglianti ambizioni,
e che ci guidi con le vanità. Ora penso che dia
quando la nostra attenzione è distratta,
e che quanto ci dà lo dia con turbamenti
così lusinghieri che il dato affanna ciò che si desidera.
E ci dà
troppo tardi ciò in cui più non si crede, o se ancora ci crediamo,
soltanto nel ricordo, come passioni riconsiderate.”
(Gerontion)
Già, eccole, qui tra le mani mentre i giorni scorrono lenti e la noia li colora di grigio, mentre soffia un vento potente che mi fa dimenticare di avere vissuto, eccole le mie passioni riconsiderate, ciò che ho sempre desiderato fare, sbiadito dal troppo tempo trascorso, dal vento della 'storia'. Sono incosciente, pallido. La mia pelle bianca un offesa al tiepido Sole di fine Aprile.
“Aprile è il mese più crudele...” dice Elliot, si non è mai stato così crudele, a piovere insistente sulle mie palpebre chiuse, sulle mie labbra socchiuse in cerca di parole, su tutti i miei momenti annegandoli, nell'accidia, nella noia, nel nulla. So fare parole, ma non le so dire. É un meccanismo inceppato che sente il peso degli anni. Rileggo a volte quello che scrivo. E' banale, sono io, sempre io.
E il tempo si distende, si lascia guardare per bene, mentre mi scivola tra le mani, come un lungo vestito di seta sul corpo di una donna bellissima, si lascia cadere tra le mie braccia, come in un ballo improvvisato in una notte silenziosa, mentre in cielo vibrano le stelle la loro melodia senza fine.
Si distende il tempo/donna, e ci allontana, te e me, che ora viviamo in modo differente. Siamo ciechi forse, amanti perduti in un labirinto che si cercano, e si trovano poi, come due granelli di sabbia nel collo di una clessidra che si sfiorano solo nell'ultimo splendido istante. Manca qualcosa, mancano le parole...
“E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
ne sarebbe valsa la pena,
dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate di pioggia,
dopo i romanzi, dopo le tazze da tè, dopo le gonne
strascicate sul pavimento -
e questo e tante altre cose -
E' impossibile dire ciò che intendo!
Ma come se una lanterna magica proiettasse il disegno
dei nervi su uno schermo:
Ne sarebbe valsa la pena
se qualcuno, accomodandosi un cuscino o togliendosi uno scialle
e volgendosi verso la finestra, dicesse:
'Non è per niente questo,
non è per niente questo che volevo dire.'”
(Il canto d'amore di J. Alfred Prufrock – T. Elliot)