Eccomi

Nome: Belial
"...mi chiede chi sono:sono un operaio,vede,uno con le mani rovinate,un intruso,uno che ama la bellezza ma è troppo povero per essa,uno che deve sentire di essere odiato, per sapere che non è commmiserato...ma sono sciocchezze."
R.M.Rilke
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'Io sono Beowulf!'
'Io sono Beowulf....e sono un mito e sono cazzuto!' può essere una buona parafrasi del film che ho visto ieri sera, la versione cinematografica odierna dell'irsuto ed impavido eroe nordico di antica memoria. Avrebbe potuto essere una buona occasione per sfoderare una bella storia (perché le vecchie storie non sbagliano mai) ricca di effetti speciali, ma ai registi d' oltreoceano piace esagerare, ed ecco la nuova tecnica di animazione computerizzata che sta prendendo sempre più piede, fare capolino nella sala, rendendo questo film uno spavaldo pioniere del genere.
Era già successo con Polar Express, ma a quanto pare non abbiamo dovuto aspettare molto per vedere i nostri attori preferiti che, indossando ridicole tutine piene di sensori danno vita a dinamiche e flessuose controparti 'cartonose'. Figo. Tranne per quegli sguardi un po' vacui, a volte fissi in un punto imprecisato, a volte incomprensibili, ma non misteriosi, a volte persino strabici, così come le espressioni del viso, fin troppo finte, per non parlare dei movimenti che sfidano le leggi anatomiche e fisiche insieme. Insomma ti ritrovi con l'ottimo Hopkins ridotto a ridicolo panzone seminudo che barcolla come un troll ubriaco, al bel(limbusto) Beowulf che si vorrebbe e si crede profondo, tenebroso, eroico e passionale, ma che sembra un Big Jim futuristico, snodabile fino all'inverosimile, coperto d'olio come un'ala di pollo fritta, e insensibile ad ogni sorta di dolore. Ci viene in mente il tamarrissimo e fighissimo Leonida dell'inno al maschio '300', ma Beowulfigo non regge il paragone. Le donne poi sono forse quelle venute peggio, perché gli sguardi delle donne sono troppo di tutto, troppo imperscrutabili, troppo intensi, quello che volete, per concederli ai giochi del Dio digitale, così risaltano a suon di tette e di culi (e qui le velleità grafiche si sprecano), e fa scalpore e fa gridare allo scandalo il tacco a spillo incorporato della demoniaca femme fatale Jolie...
Dunque, quello che ci si ritrova a guardare non è che un lungo filmato da videogioco, che, chi conosce i videogiochi mi capisce, quando supera i due minuti circa smette pian piano di essere divertente, l'interesse cala, e sale la voglia di essere noi a giocare, e allora ti viene voglia di premere quel pulsante che il filmato te lo fa saltare. Ma in questo caso il filmato dura quelle belle due ore, e il film diventa una pizza piena di condimento che dentro ci si fa il buco, fai fatica a mangiarla, e tra il 'divertimento' e qualche brontolio, ti ritrovi colto da una leggera forma di sonnolenza. Sbadigli, e ti accorgi che manca ancora mezz'ora.
Ma poi viene il drago, l'eroe finalmente acquista un po di spessore, forse un po' troppo tardi, e si risolleva da mera figurina tridimensionale a personaggio in carne digitalizzata e celluloide quando dice alla moglie (che lo guarda sempre con lo stesso sguardo semistrabico): “Ricordami non come Re, né come Eroe, ma come Uomo, fallibile e imperfetto”
Ed ecco rotolare una morale inaspettata da un film che credevi pari ad un bicchierone di pop corn (ma anche quelli erano troppi, e li ho lasciati).
Per concludere, rendo grazie al badge universitario e allo sconto del martedì. Insomma, avrebbe potuto essere un ottimo affresco di una delle più famose ed epiche avventure che ci sono pervenute dalla vegliarda cultura che abbiamo alle spalle e che non dovremmo mai dimenticare, ma per far rivivere un eroe o una bella storia ci vogliono uomini veri, reali, ci vogliono 'corpo anima e cervello', recitazione e stile, persino i piccoli errori. Se si vuole fare un cartone lo si fa 'di cartone', non con le persone. Ma la tecnologia è inarrestabile, il nuovo genere avanza e si aggiorna, si perfeziona, e forse un giorno non ci accorgeremo neanche della differenza tra attori veri e controparti digitali. Fino ad allora mi consolo con il fatto che il cinema italiano per ora è troppo povero e troppo poetico per un salto del genere, e ancora qualche piccola perla ce la regala, anche se al duro prezzo dei mostruosi cinepanettoni, vacanze natalizie tra tette e capitali, capitomboli ritriti ed equivoci sbiaditi.
Voto: 6